NON-LUOGO DI TRANSITO

 



Fabrizia Giuliani, Monica Pasquino, Sara Fortuna,
Storie di femministe, filosofe rumorose

Manifestolibri, 2003, ISBN: 8872853486; Euro 10



Tra filosofe rumorose si respira un’aria nuova, come l’aria fresca dopo la pioggia.

Partendo da sé, come suggeriscono le autrici di “Storie di femministe, filosofe rumorose”, il vissuto singolo e l’esperienza individuale concedono ai corpi e alle identità di donne, delle singole donne, il loro tempo e la loro fisicità. L’ampia ricognizione sui temi classici del femminismo è portata aventi da Fabrizia Giuliani, Monica Pasquino e Sara Fortuna, con baldanza, in modo rumoroso e coinvolgente, mettendo in discussione le tematiche chiave delle modernità, aprendo un confronto onesto con il sapere tecnologico che modifica il simbolico umano. E precisando che la voce dei femminismi costruisce dissonanze, stonature, improvvisi guizzi creativi nella tradizione filosofica neutra, dandosi come frutto di un’esperienza incarnata.

Un testo a tre voci coraggioso proprio per la capacità di rivendicare il diritto di stonare, di essere autonome, discordanti ma legate da un filo rosso: il metodo d’indagine collaborativo, spregiudicato, ad ampio respiro.

In apertura un tema cruciale: l’immagine della donna, il design sociale e personale dell’appartenenza di genere, su cui si confrontano, metaforicamente, Simone De Beavoir ed Helen Fisher. In gioco c’è la fatidica questione: nascere donna o diventare donna, destino biologico o progetto culturale? Secondo Fortuna, la sessualità risulta essere il prodotto di una costruzione simbolica, interpretazione, questa, basata sul paradigma patognomico, che, opponendosi alla “naturalità del nesso carattere-fisionomia”, proprio della fisiognomica, si concentra sul carattere culturale e volontario di espressioni, gesti, simboli. Da qui la percezione della differenza tra maschile e femminile, ma anche di tutte le molteplici sfumature che colmano questo iato.

L’identità, assunta come “nocciolo duro” che permette l’identificazione durante un’intera esistenza, diventa, dunque, nel saggio di Pasquino, punto di partenza per un rifiuto tout court di ogni riduzionismo, e in particolare per quella genomania, ultimamente così in voga in certi settori della biologia (e, purtroppo, non solo). La queer theory, discussione contemporanea sull’omosessualità gay e lesbica, si presenta come ambiente privilegiato in cui mettere in crisi il concetto di sessualità naturale, rifacendosi alla produzione di Judith Butler sulle soggettività sessuate e la formazione delle identità. In un orizzonte polilogico e polifonico, il soggetto costruisce la sua sessualità attraverso pratiche culturali, rappresentazioni, discorsi, processi normativi. Omosessuale, transgender, transessuale, eterosessuale sono definizioni di genere, norma culturale che qualifica un corpo e contribuisce alla produzione del dato biologico sessuale. Questa è la realtà, non viceversa.

In tal modo le identità non possono che qualificarsi come luoghi aperti di cambiamento, spazio disponibile ai desideri. “Disobbedire alla pretesa universalistica del paradigma eterosessuale” significa divincolarsi dalla rete di pratiche, istituzioni, assunzioni del potere che assoggetta, elaborando “le rappresentazioni pubbliche della devianza e della normalità”.

Simili rappresentazioni trovano spesso un veicolo nel linguaggio del maschile neutro, astrazione universalistica che lega l’uomo occidentale, sostiene Giuliani, come Ulisse all’albero maestro. Allontanare questa tentazione significa permettere ad una pluralità di forme e di idee di agire in libertà. In questo percorso il corpo conta moltissimo e, lungi dall’essere un peso di cui liberarsi, il corpo sessualmente neutro di Ursula Le Guin o il cyborg di Donna Haraway, costituisce l’intrico indissolubile di fattori che contribuiscono a determinare l’identità sessuale.

Tre saggi, dunque, che, utilizzando spazi individuali di riflessione, creano dissonanze e assonanze con la tradizione femminista e con il pensiero delle autrici che hanno indagato i temi della differenza, dell’eguaglianza, della corporeità e del genere. Giocando con maestria nello spazio teorico, Fortunata, Pasquino e Giuliani lasciano dialogare autrici temporalmente ed ideologicamente distanti e, soprattutto, nel mettere a tema i cardini del femminismo contemporaneo, costruiscono un discorso dialogico tra filosofia, coscienza politica, psicologia e attualità.

Un testo acuto e pungente per oliare le rigidità del nostro quotidiano vissuto sociale.





Chiara Certomà